Una vicenda di "amore" e di "solidarietà"
che coinvolge tutta la città
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Lo Statuto approvato dal Consiglio di Stato e di cui si fa menzione nel Decreto ricalca i principi e le volontà del Canonico Latorre e dei suoi germani Stefano e Rosa e riporta nelle grandi linee il comitato dell’Atto costitutivo del 13 agosto 1898.
L’Art. i è praticamente una sintesi delle varie fasi che portarono alla nascita dell’Ente:

“L’Orfanotrofio femminile istituito dal Canonico Nicola Latorre con testamento del 27 gennaio 1897 depositato presso il Notaio Angelini di Fasano il l Settembre 1897, col concorso dei signori Stefano e Rosa Latorre, Canonico Luigi Guarini, signor Michele De Luca e dell’Amministrazione Comunale di Fasano, come da pubblico istrumento per Notar Monopoli del 13 agosto 1898, prende il nome di Orfanotrofio Femminile Nicola Canonico Latorre. L’Istituto sarà retto dalle prescrizioni della Legge 17 luglio 1890 n. 6972 e dei relativi regolamenti amministrativo e contabile del 5 febbraio 1891 e particolarmente dalle norme del presente Statuto”.

L’Art. 2 afferma:

“L’orfanotrofio Latorre è destinato al ricovero, mantenimento ed educazione delle orfane di famiglie povere nate e domiciliate a Fasano”.

L’Art. 3 riporta lo spirito originario cui il Canonico Latorre si ispirò per la realizzazione dell’Opera pia:

“L’educazione delle alunne deve essere diretta a formare il cuore ed il carattere in modo che siano atte a divenire buone operose ed oneste madri di famiglia. È impartita nell’orfanotrofio la istruzione religiosa, la quale deve mirare a far riuscire, senza superstizioni, le alunne di sana morale. Le pratiche religiose saranno poche e brevi, limitandole a quelle che, come buone cristiane, le alunne eserciterebbero alla uscita dall’Istituto”.

Tali principi vengono ribaditi con una maggiore insistenza all’Art. 4.

“Le alunne riceveranno a cura dell’Amministrazione del pio Istituto un vitto sano ed igienico ma frugale, un vestire semplice ed uniforme ed una istruzione che ad esse permetta di saper leggere e scrivere e fare i conti; saranno ammaestrate nei lavori donneschi in modo che, uscendo dall’Istituto, possano procurarsi i mezzi necessari per il proprio sostentamento. Apprenderanno principalmente l’arte della tessitura, del cucito, della calzetteria, della stiratura e di quanto occorre per formare una donna”.

E agli Artt. 8 e 9:

“Le alunne devono uscire dall’Istituto al diciottesimo anno di età, e per casi eccezionali al ventunesimo, salvo che fossero precedentemente richieste in matrimonio. Le alunne dimesse per età o per matrimonio avranno un competente corredo. Nel caso che il pio Istituto riceva commissioni di lavoro da pubblici stabilimenti o da privati, sarà devoluto alle alunne che attesero allo speciale lavoro un terzo del guadagno che sarà iscritto in un libretto della Cassa di risparmio postale intestato a ciascuna alunna”.

I rimanenti Articoli sottolineano le modalità di amministrazione, la contabilità, i controlli, le norme di Bilancio, la nomina degli Amministratori, il Personale.

All’Art. 17 lo Statuto prende atto “di quanto convenuto pel Segretario e Tesoriere col Municipio di Fasano giusto il sopracitato Atto del 13 Agosto 1898”.
Interessanti anche gli Articoli 18 e 19 delle Disposizioni Transitorie:

“Le orfane da ammettere nel pio Istituto saranno designate da Stefano e Rosa Latorre fu Giambattista loro vita durante e dopo il loro decesso l’ammissione sarà di esclusiva spettanza del Consiglio di Amministrazione. La scelta del Presidente, del vice Presidente e dei componenti del Consiglio di Amministrazione è devoluta ai sopracitati Stefano e Rosa Latorre fino al loro decesso”.

IL PATRIMONIO

All’Art. 9 dello Statuto è scritto che “i mezzi con i quali l’Opera pia provvede allo scopo della sua istituzione sono i redditi emergenti dal testamento del Canonico Nicola Latorre, dalle donazioni contenute nel citato istrumento del 13 agosto, col prodotto del lavoro delle alunne, e con qualsiasi altro provento che potrebbe in seguito avvenire e da quello dei legati a pro dello stesso fatti da Nicola Rotolo e Anna Calefati”.
L’auspicio che Rosa e Stefano avevano fatto si verificò puntualmente negli anni che immediatamente seguirono: nel giro di pochi anni , infatti, ci furono altre donazioni, altri lasciti in favore dell’Orfanotrofio , per cui il suo patrimonio aumentò in modo consistente.
Così esso patrimonio si può quantificare tenendo presenti i registri degli Inventari conservati in Archivio; accanto a ciascun bene viene riportato il valore dell’epoca:

 
Terreni
– Appezzamento di terreno ove sorge l’Istituto detto anche Orto 5. Francesco ovvero Orto sotto il Campanile. Valore lire cinquemila. Dono del fondatore Can. Nicola Latorre.

– Uliveto in contrada Matarano detto Macchia fracida. Valore lire quindicimila e rendita annuale di fitto lire novecentosessanta.
Dono di Rosa Latorre.

– Diversi fondi olivetati denominati Vernicolo di sopra, Vernicolo di mezzo e Vernicolo di sotto alla contrada omonima. Valore lire tredicimila.
Dono di Rosa Latorre.

– Vigneto con casetta colonica contrada Scanzossa denominato Casellone valore lire mille con fitto annuo di lire ventisette e venticinque centesimi.
Dono di Stefano Latorre.
Terreni seminativi con frutteto detti Corvelli alla contrada
Spina in territorio di Monopoli. Valore lire quattromila.
Dono di Stefano Latorre.

– Vigna con casetta alla contrada Canale. Valore lire duemila.
Dono di Stefano Latorre.
– Vigneto con abitazione rurale alla contrada Abele. Valore lire quattrocento.
Dono di Michele De Luca.
– Vigneto alla stessa contrada Abele con casetta e palmento. Valore lire ottocento.
Dono di MicheleDe Luca.
– Vigna con casette rustiche detta la Castagna alla contrada
Canale. Valore lire quattrocento.
Dono di Michele De Luca.
Vigneto con abitazione rurale e palmento alla contrada Abele.
Valore lire quattrocento.
Dono di Michele De Luca.
– Uliveti Petrosa, Forcella e Opera di Trisciuzzi con casetta rustica complessivi ettari cinque e are sessantasette. Valore lire ottomilasessanta.
Dono di Carmela Latorre.
– Uliveto detto La Piantata contrada omonima tomoli uno e quattro stoppelli. Valore lire duemila.
Dono di Giuseppe Rossini.

– Uliveto alla contrada Martucci tomoli uno e due stoppelli. Valore lire milleduecento.
Dono del Priore curato Donato Boggia.

Il Priore Boggia con testamento olografo del 31 ottobre 1896 per Notar Trisciuzzi aveva donato questo bene a Suor Anna De Michele, superiora delle Figlie della Carità dell’Ospedale, stabilendo che la rendita relativa fosse devoluta alle orfane che allora erano ospitate presso le Suore; una volta fondato l’Orfanotrofio, le Figlie della Carità con Atto Notar Carrassi del 4 luglio 1903 lo cedettero all’Orfanotrofio “per meglio seguire la volontà del defunto Priore”.

– Masseria Monte Pizzuto alla contrada omonima con casa colonica giardino e trappeto estesa per centosette ettari e dieci are oliveti mandorli e carrube. Valore centoventimila lire; rendita annuale di fitto lire undicimila e centesimi trentasei. Dono del Ca~ Marzio Perrini. Testamento 16 settembre 1897.

 
I Fabbricati :
– Fabbricato adibito a Orfanotrofio Femminile Canonico Nicola Latorre sito in questo tenimento orto 5. Francesco. Valore lire quarantamila.
Dono del Fondatore.
– Cappella Gentilizia al Cimitero di Fasano. Valore lire cinquecento.
Dono di Rosa Latorre.
Casa soprana in Fasano via Capitanio. Valore lire mille. Dono di Stefano Latorre.
– Casa soprana in Fasano via Conversano. Valore lire mille. Dono di Stefano Latorre.
– Casa in Fasano in via 5. Nicola. Valore lire millecento. Dono di Stefano Latorre.
– Casa in Fasano via Vitale. Valore lire quattrocento. Dono di Stefano Latorre.
– Casa soprana in Fasano via 5. Francesco seppe Potenza. Valore lire milleduecento. Dono di Michele De Luca.
Casa soprana in Fasano via 5. Francesco dale. Valore lire ottocento.
Dono di Michele De Luca.
– Casa sottano via 5. Francesco in Fasano. Valore lire trecento. Dono di Michele De Luca.
– Sottano in Fasano via 5. Francesco. Valore lire trecento. Dono di Michele De Luca.
– Bottega in Fasano via 5. Francesco. Valore lire trecento.
Dono di Michele De Luca.
Rimessa in Fasano Largo Ospedale. Valore lire quattrocento.
Dono di Michele De Luca.
– Altra rimessa in Fasano Largo Ospedale. Valore lire quattrocento.

Dono di Michele De Luca.
– Casa in Fasano via Gaito. Valore lire trecento. Dono di Michele De Luca.
– Casa in Fasano via Vitale. Valore lire quattrocento.
Dono di Pinto Natalizia. Testamento 16 febbraio 1899.

 

 

Lasciti
– Lascito di lire quarantamila. Dono del Fondatore.
– Lascito di lire quattromila. Dono di Rosa Latorre.
– Lascito di lire tremilaseicento. Dono di Anna Calefati.
– Lascito di lire tremilaquattrocento. Dono di Nicola Rotolo.
– Lascito di lire ventimila. Dono di un benefattore incognito.
– Lascito dì lire quattromila. Dono del Canonico Guanni.
– Lascito di lire duemila. Dono Palmitessa-Caramia.
– Lascito lire centottanta. Dono di Pinto Natalizia.
– Lascito di lire ottocentosessanta annuali. Dono Comune di Fasano.
– Censo di lire duemila Carrieri-Soleti.
– Azioni Banca Fasanese lire cinquecento. Dono di Michele De Luca.

Basta fare dei semplici calcoli aritmetici per rendersi conto che i Latorre non un Ente di Beneficenza avevano fatto, bensì una vera e propria Fondazione, un’Opera che grazie al suo ingente patrimonio poteva sfidare le ingiurie del tempo mettendola al riparo da ogni avversità, autonoma ed autosufficiente; una “dote” di tutto rispetto, quella che portava il neonato Orfanotrofio, un sostanzioso patrimonio immobiliare e la disponibilità di grosse somme in contanti, veramente grosse se si pensi che lo stipendio annuale del Segretario dell’Ente, come deliberato dal Consiglio di Amministrazione dell’8 dicembre 1899 fu fissato in lire trecento e se consideriamo che con la somma di lire venticinquemìla-duecentosettantasette e centesimi settantasei si era potuto praticamente edificare l’Orfanotrofio, come risulta da una “misura finale” redatta dal Direttore dei lavori e conservata in Archivio.

 

 

 

Tratto da ” I 100 anni dell’Istituto Latorre di Fasano” scritto da Giovanni Narracci

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